Certo che sono classista , l'ho anche scritto ma Petrini non se ne è accorto. Il fatto è che ho scritto pure che anche quelli come lui sono classisti ma cercano di nasconderlo perché hanno l'interesse a farlo. Classisti di due diverse classi ovviamente, per un fatto semplice, perfino ovvio, è la società che è classista e lo scontro politico e anche culturale ( di idea della società ) avviene sulla base di interessi economici contrapposti.
Offro a Petrini come promemoria questa parte di un'analisi più ampia fatta da Giampaolo Patta:
"Possiamo calcolare la reale pressione fiscale e contributiva sulle persone fisiche. Sul dichiarato prelievo complessivo (Irpef, contributi e imposte indirette): lavoratori dipendenti 345 mld; pensionati 97,3; indipendenti 61,6 mld.
Eppure gli indipendenti secondo Banca d'Italia possedevano nel 2006 un reddito familiare superiore del 44% a quello dei dipendenti, un reddito individuale superiore del 48%, una ricchezza mediana superiore del 79% (quella finanziaria superiore del 200%). Il 22% degli indipendenti possiede patrimoni di oltre 500 mila euro contro il 7,4% dei dipendenti (quasi tutti dirigenti). E si potrebbe continuare.
Le restanti principali imposte sono l'Ires, l'Irap, l'Ici, le tasse sostitutive su dividendi e interessi. L'Ires insiste sulle società di capitali e non sulle persone fisiche, l'Irap origina, e corrisponde come gettito, ai contributi sanitari - principalmente dei lavoratori dipendenti e fino al 1996 valutati come prelievo sui loro redditi - trasformati con destrezza in imposta indiretta. Le imposte sostitutive sul capitale (dividendi, interessi, ecc...) sono prevalentemente tasse sui conti correnti (tassati al 27%) che posseggono l'89% delle famiglie e sugli interessi del debito pubblico che (tolto l'80% di essi in possesso di soggetti esteri e di banche) sono prevalentemente in possesso di pensionati e dipendenti. L'Ici nel 2006 era pagata anche sulla prima casa e quindi incideva su tutte le categorie sociali.
In conclusione: lavoratori e pensionati pagano circa il 90% delle tasse. Secondo l'Istat i redditi da lavoro dipendente lordi erano invece solo il 60% dei redditi primari e il margine operativo netto, cioè l'altro reddito primario da cui originano tutti i redditi da capitale (gli interessi, le rendite, i dividendi e gli utili) era il 40% dei redditi primari. Con una tassazione meramente proporzionale il gettito dovrebbe rispecchiare queste proporzioni. In osservanza del dettato Costituzionale che invece prevede la progressività, i redditi da capitale dovrebbero pagare oltre il 50% delle imposte essendo questi redditi concentrati nel 12,3% delle famiglie.
In Italia quindi lavoratori e pensionati mantengono la vita sociale e pubblica del Paese e non riescono a risparmiare e spesso si indebitano. L'altra classe sociale lucra i benefici pubblici e intanto accumula patrimoni. Patrimoni che non sono neanche tassati."
Per quello che riguarda poi il rimprovero rivoltomi da più parti di fare accuse generalizzate a tutti coloro che esercitano l'attività di commercio; beh su questo ci vuole innanzitutto che quando uno legge capisca quello che è scritto e poi un po' di memoria su iniziative delle categorie imprenditoriali relativamente recenti, a cui ho partecipato e dove ho detto chiaramente la mia.
A tale proposito ho fatto nei due interventi precedenti affermazioni molto precise che nella nostra lingua hanno un significato altrettanto preciso. Ho parlato infatti di una " pratica ampiamente diffusa tra gli esercenti del commercio, del lavoro nero e dei comportamenti antisindacali", e ho scritto ancora: "i difensori della concorrenza "leale", non vedono, non vogliono vedere, non parlano delle illegalità di cui profittano i commercianti che non rispettano i diritti dei lavoratori, perché sono sensibili a quegli interessi", che esattamente sta a significare che c'è una parte della categoria che fa le cose di cui parlo. Vogliamo negare forse che è così? Vogliamo negare che in particolare in ristoranti e bar le cose che io denuncio si verificano con una certa frequenza ? Fatelo pure, sarà benzina sul fuoco per i tanti ragazzi e meno giovani che ci sono passati.
Che poi i commercianti non siano tutti uguali è persino banale dirlo, certo che non lo fanno le imprese famigliari e anche altre che sono serie e consapevoli di dover rispettare i diritti di chi lavora.
Quindi non mi passa neanche per la testa di dire che i commercianti sono tutti uguali e che tutti fanno le cose brutte di cui io parlo. Non è accettabile però che dietro l'onestà di una parte si nasconda la disonestà di un'altra parte. Se vogliamo dare fiato alle trombe della legalità i dati sono quelli di cui parla Giampaolo Patta e c'è poco da discutere. Semmai si deve fare un'altra considerazione, c'è evasione e evasione, c'è chi evade perché non ce la fa più e io dico fa bene ( che dovrebbero fare? non dovrebbero dare da mangiare ai propri figli? No di certo, meglio che evadano). C'è poi chi evade per il gippone, la villa al mare, le vacanze a Santo Domingo, per accumulare ricchezza che poi magari depositano all'estero e fanno rientrare grazie al governo amico che segreta i nomi dei responsabili del reato, lo estingue e gli lascia i soldi sottratti al fisco. E queste cose, visto che i rilievi vengono da rappresentanti ufficiali della categoria, nonché da noti commercianti della città, ricordo che non le dico solo ora, ma le ho dette lo scorso maggio, nell'incontro organizzato dalla stessa categoria dei commercianti ( insieme ad altri), per le elezioni comunali.
Una terza ed ultima osservazione, l'insulto pesante nei miei confronti passa con una certa facilità (non è la prima volta) sulle testate giornalistiche ( forse perché i responsabili dei giornali sanno che con me possono stare tranquilli). Altri sarebbero sicuramente corsi a monetizzare per le offese ricevute, ma io rimango delle mie idee e perciò, chi ha il coraggio di metterci la faccia, pure se avversario, ha il mio rispetto anche se se ne passa. Preferisco quindi non usare i tribunali per lavare le offese, piuttosto preferisco una soluzione democratica. Dico perciò al signor Tebro Politi perché non facciamo un confronto pubblico, davanti ad un'ampia platea, per testare la mia "limitazione mentale" in confronto al suo quoziente intellettivo, così chi vorrà potrà farsi una idea esatta della differenza. Io sono pronto.
Aurelio Fabiani
CASA ROSSA